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Antonino Cuccia
(1850-1938)
Poeta popolare arbëresh

 

Nato a Contessa Entellina nel 1850, Nino Cuccia (Strollaku), come tutti i ragazzi contessioti delle famiglie contadine, ben presto dovette dedicarsi ai lavori di campagna. Dotato di una intelligenza non comune, imparò a leggere ed a scrivere.

Osservatore acuto del comportamento dei concittadini, ne rilevò gli aspetti più ridicoli, descrivendoli satiricamente. Non ci é rimanasto però nessuna opera scritta direttamente da lui, che fu solito recitare i suoi versi. Conosciamo alcune sue opere, perché il testo venne trascritto da qualcuno, che lo aveva ascoltato dalla sua viva voce.

Di due opere satiriche, “Tania” e “Tavulata” si conoscono il titolo, qualche verso ed il contenuto, tramandati oralmente fino ad oggi.

Nel poemetto “Tania” critica il lavoro delle donne nei campi e mette in rilievo l’avarizia di alcuni contadini. Nel secondo poemetto, “Tavulata”, mette in ridicolo gli interminabili e tradizionali banchetti nuziali (pettegolezzi, litigi, ecc.).

La poesia “Stosanesi”, conosciuta da molti, descrive, con espressioni sintetiche ma molto efficaci, la resurrezione di Cristo e la tradizione, che si rinnova ogni anno a Pasqua a Contessa.

I versi di un’altra poesia, di cui si conosce solo il titolo (“Zotrat” - I preti), illustrano invece i secolari vivaci rapporti tra il clero di rito bizantino ed il clero di rito romano, che nelle comunità siculo-albanesi costituiscono una caratteristica e interessante componente della vita locale.

Molti gli epigrammi e le poesie, composti nella tarda età, di ogni genere e tramandati solo oralmente.

Le sue opere costituiscono una testimonianza significativa sia della lingua albanese parlata a Contessa sia della vita della comunità contessiota, relativamente al periodo in cui visse.

Antonino Cuccia, cultore poco noto della poesia popolare arbëreshe, morì a 88 anni a Contessa Entellina.